Prima infanzia, un’età tanto bella quanto delicata

La prima infanzia, quella cha va dal 1° al 24° mese di vita, è un’età molto bella e allo stesso tempo delicata per i nostri piccoli. Il bimbo, infatti, col passare dei mesi, inizia ad acquisire sempre più mobilità ed una maggiore consapevolezza di se stesso e di tutto ciò che lo circonda. Aumenta di conseguenza anche il suo desiderio di esplorare nuovi oggetti e di entrare in contatto con altre persone, mostrando una maggiore indipendenza e piccoli atteggiamenti di sfida.

La soddisfazione dei bisogni del bambino, in questa fase, è affidata totalmente al mondo esterno e in particolar modo alla madre, sia sul piano fisiologico che su quello psicologico. La mamma rappresenta infatti il primo “IO” del bambino e, nel contempo, la prima persona ch’egli gradualmente considera diversa da sè: basti pensare, ad esempio, a quando il piccolo risponde col sorriso al sorriso della madre oppure a quando reagisce alle voci emettendo dei suoni.

Col passare del tempo, il piccolo comincerà a riconoscere i nomi delle persone che conosce e degli oggetti che vede con maggiore frequenza. Sarà in grado di comporre frasi e idee semplici e di eseguire istruzioni elementari. In questa particolare fase dell’infanzia, è fondamentale stimolare ed educare il bimbo attraverso alcune semplici azioni, tra cui:

  • Leggere qualcosa al piccolo;

  • Chiedergli di cercare degli oggetti o di indicare parti del corpo o oggetti;

  • Giocare a individuare e ordinare le carte in base alle figure;

  • Incoraggiarlo a esplorare e ad iniziare cose nuove;

  • Parlare molto con il bambino per aiutarlo ad ampliare e sviluppare il linguaggio;

  • Andare spesso al parco per suscitare in lui la curiosità e la capacità di riconoscere oggetti comuni.

E’ fondamentale tenere a mente che la gioia di vivere e l’equilibrio si sviluppano fin da quando il piccolo è nella culla e che una personalità serena nasce già nei primissimi anni di vita. Di conseguenza, mamma e papà dovranno sempre ricordare che un bambino felice non è quello lasciato libero di fare tutto, ma bensì quello che viene aiutato a capire ciò che gli è concesso e ciò che gli è probito.

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